Il pensiero cristiano non ha,
circa la morte, l’idea che essa sia una realtà da non pensare, pena la
tristezza dell’uomo, ma vi riconosce elementi estremamente positivi.
Il pensiero della morte per molti
uomini d’oggi è sfuggito, perché possiede una forza straordinaria di farli
rientrare in se stessi e loro non vogliono fare questo; la morte però resta.
Allora, colui che la sfugge, si rivolge ad essa con gesti di stizza, pensando
-alla fine- di soggiogarla nel progetto eutanasia, nel momento in cui essa e il
dolore lo costringerebbero a riconoscere i suoi limiti di creatura.
Le parole che Dio disse ad Adamo
sottolineano proprio che egli è una creatura, e ciò contro la sua superbia: “Tornerai
alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei, e in polvere
tornerai” (Gn 3,19).
Per il cristiano, la morte è
cammino di purificazione; è istante supremo in cui si decide l’eterna salvezza:
“Chi persevererà fino alla fine sarà salvato” (Mt 10,22; Mc 13,13).
Per il cristiano, la morte è
passaggio, verso l’incontro perfetto
con Dio, nel cielo.
Il pensiero cristiano della fine
ha questa densità di elementi. La morte è, così, un fatto che pone il suo
influsso nel comportamento quotidiano. Se accolto positivamente, questo fatto inevitabile
aiuta l’uomo a non rimanere vittima della morte vera, cioè del peccato, e gli
dà stimolo per una vita coerente al Vangelo. Se accolto negativamente, cioè
nello sforzo di oscurarne la portata, produce illusioni a non finire. E’
scritto nel salmo 89:
“Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”.
E’ scritto nel libro del Siracide: “In tutte le tue opere ricordati della
tua fine e non cadrai mai nel peccato” (Sir 7,36).
Un uomo che mantiene vivo in sé il
pensiero cristiano della morte è un uomo che vince il dramma presentato dal salmo 72, dove il
salmista dichiara di essere stato sul punto di smarrirsi perché aveva invidiato
i potenti; si era però ripreso guardando a Dio e alle sue promesse di gloria
eterna.
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Quando un uomo vince il dramma
dell’autore del salmo 72, è in grado di operare positivamente affinché ci sia
giustizia tra gli uomini. Infatti, non si muoverà più con aspre rivendicazioni
che tradiscono invidia, ma si adopererà con forza, coerenza, perseveranza,
preghiera e amore per costruire un mondo più giusto.
E’ certo che, subito dopo la
morte, c’è l’incontro con Dio e il conseguente giudizio particolare. L’anima
che al momento della morte è in grazia di Dio, ma non ha compiuto la sua
purificazione, uscendo dal corpo trova il suo giudizio in un istante di luce:
Dio per un istante le si fa vedere: da questa visione essa si incendia d’amore
e di rimorso senza confine per il male compiuto. Dopo aver gustato per un
istante Dio, l’anima non desidera altro che vederlo per sempre, e, in questo
desiderio che la divora, trova la sua purificazione. L’anima purgante è posta
nel purgatorio, luogo pieno di fuoco. Il fuoco che divora l’anima purgante è
però la fiamma divoratrice causata da quell’istante di incontro con Dio; quella
è la terribile fiamma espiatrice.
Nel purgatorio, si dà a Dio
quell’amore che non gli è stato dato in terra; glielo si dà senza avere meriti,
cioè gradi maggiori di gloria in cielo.
Se invece l’anima ha compiuto in
terra ogni purificazione, sale subito al cielo; subito è ammessa per sempre
alla visione beatifica di Dio. Dio si comunicherà a quell’anima senza sosta,
per tutta l’eternità, e quell’anima gusterà le infinite perfezioni di Dio.
Se l’anima si trova in stato di
inimicizia, in stato di immutabile inimicizia, perché ha consumato
nell’impenitenza finale ogni sua capacità al bene e si è vincolata per
l’eternità al male, non vede in alcun modo Dio: ne ascolta solo la sentenza di
condanna.
La condanna è basata sulle parole
di Gesù: “Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini
hanno preferito le tenebre alla luce”
(Gv 3,19).
Se un
uomo rifiuta la misericordia di Dio, se respinge l’opera della redenzione, Dio
non può più fare nulla per quell’uomo, perché ha rifiutato il suo infinito
amore. E’ nel rifiutare l’amore di Dio che quell’uomo ha estinto ogni sua
capacità al bene e si è legato eternamente al male.
Nell’apparizione
del 13 luglio a Fatima, la Madonna diede ai tre fanciulli questo terribile
quadro dell’inferno: “(La Madonna) aprì di
nuovo le mani, come nei due mesi precedenti. Il fascio di luce riflesso sembrò
penetrare nella terra, e noi vedemmo come un grande mare di fuoco e in esso
immersi, neri e abbronzati, demoni ed anime in forma umana, somiglianti a
brace, trasparenti, che, trascinate poi in alto dalle fiamme, sprigionatesi
dalle anime stesse insieme a nubi di fumo, ricadevano giù da ogni parte, quali
faville nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, fra grida e lamenti di
dolore e di disperazione, che facevano inorridire e tremare per lo spavento. I
demoni si distinguevano per forme orribili e schifose di animali spaventosi e
sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni di brace”.
Il
giudizio universale, che avverrà al ritorno di Cristo, si distingue da quello
particolare per il fatto che si svolgerà nella piena pubblicità, così avverrà
che al giudizio di Cristo si unirà quello di coloro che hanno seguito Cristo. “La
regina del sud -disse Gesù- si leverà a giudicare questa
generazione e la condannerà, perché essa venne dall’estremità della terra per
ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora, qui c’è più di Salomone”
(Mt 12,42). Il giudizio universale sarà inoltre un atto dove l’uomo avrà la
sentenza di gloria o di condanna anche circa il corpo. Nel giorno glorioso del
ritorno di Cristo, si avrà prima la distruzione di ogni vita sulla terra per
mezzo di uno sconvolgimento cosmico. L’Apocalisse (20,9) parla di fuoco che scende dal cielo;
tale fuoco colpirà ogni uomo. I credenti in Dio, che ancora saranno presenti
dopo le terribili finali persecuzioni scatenate dal mondo contro la Chiesa,
saranno colpiti da esso, ma saranno preservati dal dolore.
Poi vi sarà la risurrezione della
carne. Tutti gli uomini compariranno dinnanzi a Cristo glorioso, Re e Giudice,
che attorniato dalle schiere angeliche, pronuncerà l’ultima sentenza: i “benedetti”
saliranno in trionfo al cielo; i “maledetti” scenderanno per sempre
nello “stagno di fuoco”
Poi, l’universo conoscerà la
rigenerazione in “cieli nuovi e terra nuova”.
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