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Commento
La data della composizione del salmo è con tutta probabilità quella del tempo di Neemia, dopo il ritorno da Babilonia. Il popolo si sente circondato dalle popolazioni vicine che tramano contro di lui, e teme di non risollevarsi dalle conseguenze della schiavitù babilonese. C’è un clima di scoraggiamento che deve essere superato nella certezza di essere vincitori, e per questo si guarda alla vittoria finale escatologica, che include le vittorie intermedie in terra. È la vittoria escatologica che valicherà i confini di Israele, per coinvolgere tutti i popoli in un incarico punitivo decretato da Dio: “Per compiere la vendetta fra le nazioni e punire i popoli...". Tale vittoria finale è fonte di energia per le battaglie presenti. Il salmo presenta il giudizio universale come un combattimento, quello ultimo. È un combattimento non con armi di ferro, ma con la forza della parola di Dio; spada a doppio taglio a cui nulla può resistere (Eb 4,12; Ap 2,12; 19,15). Un combattimento dove i reprobi tenteranno una disperata vittoria, quella di dichiarare ingiusta la giustizia di Dio. Sono le velenose obiezioni che vorranno invalidare la giustizia del Giudice (Cf. Mt 7,22; 12,42; Lc 11,31.32; 16,24s). Unitamente al Re Giudice ci saranno gli eserciti dei santi, che alla spada a doppio taglio della parola del Re uniranno la loro parola di condanna, pure essa spada a doppio taglio (Cf. Mt 19,18; 1Cor 6,2). Lo sguardo alla vittoria escatologica non può che rendere lieto e determinato l’uomo credente. Fin dal levare del sole deve essere forte e celebrante le lodi di Dio: “facciano festa nei loro giacigli”. La gloria del Signore si riflette su di loro, e già fin d’ora sono gloriosi, perché vincitori per la fede, la giustizia, la carità, la speranza, le opere: “Esultino i fedeli nella gloria”. Essi passano di gloria in gloria (2Cor 3,18). Nella tenda del deserto la gloria del Signore era rappresentata da una nube luminosa, ma ora, in Cristo, non è più così, poiché la presenza stessa dello Spirito della gloria (1Pt 4,14) è nei cuori dei rigenerati in Cristo, diventati tempio di Dio. La gloria data dal cammino della croce non è ancora la gloria del cielo, ma solo primo riflesso di quella del Cristo, che risplenderà sfolgorante in eterno sui salvati. La gloria la possiede il vincitore, ricco della forza di Dio, su tutte le insidie del male. Quindi “Gioisca Israele nel suo creatore”; poiché sta vincendo e vincerà definitivamente nella gloria del combattimento finale contro tutte le vane insinuazioni tese a invalidare la giustizia di Dio. I “Figli di Sion” sono i redenti da Cristo, che sul monte Sion ha vinto il peccato e la morte (Ap 14,1). In Sion poiché (Ps 86,4): “Ecco Palestina, Tiro ed Etiopia, tutti là sono nati…”; (Is 2,3): “Poiché da Sion uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola del Signore”. Veramente il salmo è sorprendente per la forza del suo contenuto. A noi il compito di essere sempre testimoni del dono della salvezza di Cristo. “Cantate al Signore un canto nuovo”; e il canto è nuovo perché è quello della nuova ed eterna alleanza; è nuovo, definitivamente nuovo, perché canto di sfolgorante vittoria. |