Il segno di un vero amore a Dio si
ha nell’obbedienza alla sua Parola. Infatti, chi ascolta la Parola di Dio e non
la mette in pratica stima quella Parola di poco conto e misconosce colui che
l’ha pronunciata.
La Parola del Signore è però
degnissima di fede, e l’uomo che non la vuole vivere conterà molti fallimenti e
dovrà, prima o poi, ammettere, a meno che non voglia cadere nel baratro di una
cecità raccapricciante, che quella parola è verità assoluta.
Procedendo in tal modo, cioè non
obbedendo alla Parola e sperimentando continui fallimenti, giungendo solo alla
fine a dire che è giusto quanto dice il Signore, per poi magari ricominciare da
capo, un uomo perde un gran tempo e non arriva mai alla santità. Al contrario,
chi ha viva fede in Dio stima immensamente le sue parole e le mette in pratica,
e così non si disperde qua e là, ma cammina spedito, perché: “Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo” (Ps
36,23); “I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi” (Ps
18,9); “Chi invece fissa lo
sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non
come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi
troverà la sua felicità nel praticarla” (Gc 1,25). Maria, sempre ha camminato spedita, perché amava Dio e
ascoltava le voci d’amore che egli le dava nella preghiera e nella meditazione
dei Testi sacri, in particolar modo di quelli annunzianti il Messia.
Maria
non visse nel paradiso terrestre, visse nella nostra realtà, piena di segni
della superbia, in intensissima attesa del Messia Salvatore: per questa attesa
rimase l’Immacolata, per questa attesa fu arricchita di grazie su grazie.
Quando l’arcangelo le disse che sarebbe stata lei la Madre del Messia, essa ne
desiderava l’avvento come nessuno in Israele. Sue erano le parole di Isaia: “Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere
la giustizia” (Is 45,8); ”Se tu squarciassi i cieli e scendessi” (Is 63,19). Sue erano le parole del cantico: “Come
vorrei che tu fossi mio fratello, allattato al seno di
mia madre” (la madre è la stirpe di Giuda
da dove sarebbe nato il Messia) (Ct 8,1).
Lei
sarebbe stata disposta a fare chilometri, più dei re magi, per raggiungere il
luogo della sua nascita; lei si sarebbe messa in silenzio, in ringraziamento a
Dio, in venerazione della madre, più dei pastori. “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai
un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato
Figlio dell’Altissimo. Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e
regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc
1,30).
Maria comprese che sarebbe stata
la Madre del Messia. Investita da questa altissima dignità, non ebbe altra difficoltà
che quella di domandare come si armonizzasse la maternità con il suo aver fatto
voto di verginità. L’angelo le disse: “Lo Spirito Santo scenderà su di te,
e la potenza dell’ Altissimo ti coprirà con la sua ombra.
Perciò colui che nascerà sarà
santo e sarà chiamato (chiamato, è un ebraismo che ha valore di
riconosciuto) Figlio di Dio” (Lc 1,35).Maria comprese che avrebbe concepito
verginalmente, e comprese pure che la persona del Messia era divina. Nel sapere
questo, Maria portò la sua umiltà a livelli abissali definendosi la serva del
Signore: “Ecco la serva de Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).
“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).
In un attimo, l’anima di Maria si unì a quella del
Verbo incarnato, e, unita a lui, fu innalzata nello Spirito Santo ad
un’intimità vertiginosa con il Padre, inabissandosi così in Do ad un livello
nuovo, altissimo rispetto a quello che aveva prima. Il sì alla parola
annunziata dall’arcangelo Gabriele fu un sì pieno di gratitudine, perché Dio
aveva “guardato
l’umiltà della sua serva”;
e ancora, immensamente di più, perché Dio aveva soccorso Israele secondo le
promesse della sua misericordia, e aveva posto la vittoria contro i superbi e
gli ingiusti.
Eva, disobbedendo aveva pensato di educare i figli
nella disobbedienza; Maria, obbedendo, pensò gioiosa che dava agli uomini colui
che è la salvezza; obbedì nel desiderio di vedere gli uomini obbedire a colui “a cui è dovuta l’obbedienza
dei popoli” (Gn 49,10).
Lo Spirito Santo che in principio aleggiava sulle
acque a segno che ogni opera di Dio -Uno e Trino- scaturiva da amore (il Padre,
infatti, contemplando nel suo Pensiero eterno, cioè nel suo Figlio, che a lui
eternamente si rivolge, tutte le opere della creazione, ebbe dallo Spirito
Santo misteriosa ispirazione d’amore a pronunciare la parola che diede l’essere
a tutte le cose) scese su Maria per una nuova creazione. Quella nube che
nell’Esodo era scesa nella tenda mosaica (Es 40,34), ripresentandosi poi al
momento dell’inaugurazione del tempio eretto da Salomone (1Re 8,10), si posò
- invisibile - su Maria, santo dei santi, affinché gli uomini vedessero e
toccassero il Verbo della vita.
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