In tutte le parti del
mondo, telescopi potentissimi sono puntati sul firmamento; radiotelescopi
sensibilissimi ne ascoltano i
radiorumori. L’universo, all’occhio dell’uomo, si presenta sconfinato e più che
mai misterioso.
Sorgono nel cuore
dell’uomo stupore, riverenza, silenzio; e, per un attimo, egli sente Dio. Poi,
ecco il rumore degli interrogativi devianti, degli pseudoproblemi, delle
fantasie che, rigurgitanti da mille bocche, perseguitano quell’attimo di Dio
per ucciderlo.
La terra non è al
centro, ma è uno dei due bracci della galassia; dunque, l’uomo non è al centro
dell’universo, come dicevano gli antichi! Povera voce, questa, che nasce dal
pensare che uno è grande se è al centro di un’aula su di un palco. Povera voce,
che, se sa in quale braccio della nostra galassia è la terra, dovrebbe essere
poi umile al pensiero che non sa dove è collocata la nostra galassia nello
spazio sterminato del cosmo.
L’universo è
grandissimo, l’uomo è piccolo; dunque, è un fatto trascurabile! Povero
pensiero, questo: il voluminoso conferirebbe l’importanza, la grandezza.
Eppure, tutti sanno che l’elefante è più grande dell’uomo; ma l’uomo è più
grande dell’elefante.
L’universo è
grandissimo; dunque devono esserci altri uomini in altri pianeti!
Povero pensiero,
questo: in un mondo in cui tutto è misurato con il centimetro, non si pensa che
spazi sconfinati possono trovare la loro ragione di essere semplicemente per
dare gioia a un occhio che, pieno d’amore, lodi Dio.
Ma ecco, un bel
pensiero: Dio che ha creato prima dell’uomo i dinosauri, e tanti altri animali
e piante che l’uomo mai ha visto, ma che lui e gli angeli hanno visto, non
avrebbe potuto porre in altri pianeti piante e animali per la gioia di vederli
e di farli vedere agli angeli? Avrebbe potuto benissimo!
Ecco, Dio prima
avrebbe creato lo strato dell’organizzazione delle stelle e dei pianeti dalla
primordiale materia caotica; poi, il regno vegetale, che ha in sé il mondo
minerale e che tocca tutti i punti in cui è possibile la vita; poi, lo strato
della vita animale, che contiene la perfezione del regno vegetale e il mondo
minerale; poi l’uomo, essere creato ad immagine e somiglianza con Dio,
capolavoro della creazione perché in lui la materia si unisce ad uno spirito, e
lo spirito si può unire in unione d’amore a Dio, per mezzo della grazia.
Tra tutti gli
innumerevoli punti dell’universo in cui c’era vita, ne scelse uno: la terra, e
lì vi pose l’uomo, creatura non destinata inesorabilmente a confluire nel nulla
come un animale, come una specie di animali, come gli animali alla fine del
mondo; ma a salire a Dio, al cielo, dove in lui avrebbe visto le meraviglie del
cosmo. L’uomo ora è decaduto, sperimenta la morte; ma è anche redento, e la
strada al cielo è aperta. Un giorno i corpi risorgeranno, la terra sarà
distrutta, il cosmo rinnovato, e ciò che resterà di esso eternizzato. La
creazione intera, che per colpa dell’uomo è soggetta alla caducità, rispetto a
quella provvidenza che l’avvolgeva per l’uomo in stato di innocenza, sarà
liberata da essa. S. Paolo ci dice: “L'ardente aspettativa della creazione,
infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è
stata sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui
che l'ha sottoposta - nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata
dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei
figli di Dio” (Rm.
8,19s.).
Il creato, così,
conoscerà una profonda trasformazione, che è inutile voler congetturare.
Il popolo immenso dei
salvati, che in trionfo dopo il giudizio universale salirà al cielo, scenderà
-dopo la rinnovazione del creato- a prenderne possesso.
Gli uomini che hanno
seguito Cristo e sono morti nella fede in lui giungeranno non all’antico
paradiso terrestre, ma a quello celeste, dove è l’albero della vita: “Al
vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio”
(Ap 2,7).
Gli uomini che
vogliono cercare di entrare nel “paradiso terrestre” per avere l’albero
della vita si vedranno sconfitti. L’albero della vita sarà dato -con pienezza
di frutto- non a chi vuole entrare nel “paradiso terrestre”, ma a chi si
sforza di entrare nel Regno dei cieli. Chi fa questo non troverà la spada
fiammeggiante e i cherubini a scacciarlo, ma sarà accolto in trionfo dalle
schiere angeliche nel cielo.
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