5° GIORNO
LA CREAZIONE STESSA ATTENDE

 

In tutte le parti del mondo, telescopi potentissimi sono puntati sul firmamento; radiotelescopi sensibilissimi  ne ascoltano i radiorumori. L’universo, all’occhio dell’uomo, si presenta sconfinato e più che mai misterioso.

Sorgono nel cuore dell’uomo stupore, riverenza, silenzio; e, per un attimo, egli sente Dio. Poi, ecco il rumore degli interrogativi devianti, degli pseudoproblemi, delle fantasie che, rigurgitanti da mille bocche, perseguitano quell’attimo di Dio per ucciderlo.

La terra non è al centro, ma è uno dei due bracci della galassia; dunque, l’uomo non è al centro dell’universo, come dicevano gli antichi! Povera voce, questa, che nasce dal pensare che uno è grande se è al centro di un’aula su di un palco. Povera voce, che, se sa in quale braccio della nostra galassia è la terra, dovrebbe essere poi umile al pensiero che non sa dove è collocata la nostra galassia nello spazio sterminato del cosmo.

L’universo è grandissimo, l’uomo è piccolo; dunque, è un fatto trascurabile! Povero pensiero, questo: il voluminoso conferirebbe l’importanza, la grandezza. Eppure, tutti sanno che l’elefante è più grande dell’uomo; ma l’uomo è più grande dell’elefante.

L’universo è grandissimo; dunque devono esserci altri uomini in altri pianeti!

Povero pensiero, questo: in un mondo in cui tutto è misurato con il centimetro, non si pensa che spazi sconfinati possono trovare la loro ragione di essere semplicemente per dare gioia a un occhio che, pieno d’amore, lodi Dio.

Ma ecco, un bel pensiero: Dio che ha creato prima dell’uomo i dinosauri, e tanti altri animali e piante che l’uomo mai ha visto, ma che lui e gli angeli hanno visto, non avrebbe potuto porre in altri pianeti piante e animali per la gioia di vederli e di farli vedere agli angeli? Avrebbe potuto benissimo!

Ecco, Dio prima avrebbe creato lo strato dell’organizzazione delle stelle e dei pianeti dalla primordiale materia caotica; poi, il regno vegetale, che ha in sé il mondo minerale e che tocca tutti i punti in cui è possibile la vita; poi, lo strato della vita animale, che contiene la perfezione del regno vegetale e il mondo minerale; poi l’uomo, essere creato ad immagine e somiglianza con Dio, capolavoro della creazione perché in lui la materia si unisce ad uno spirito, e lo spirito si può unire in unione d’amore a Dio, per mezzo della grazia.

Tra tutti gli innumerevoli punti dell’universo in cui c’era vita, ne scelse uno: la terra, e lì vi pose l’uomo, creatura non destinata inesorabilmente a confluire nel nulla come un animale, come una specie di animali, come gli animali alla fine del mondo; ma a salire a Dio, al cielo, dove in lui avrebbe visto le meraviglie del cosmo. L’uomo ora è decaduto, sperimenta la morte; ma è anche redento, e la strada al cielo è aperta. Un giorno i corpi risorgeranno, la terra sarà distrutta, il cosmo rinnovato, e ciò che resterà di esso eternizzato. La creazione intera, che per colpa dell’uomo è soggetta alla caducità, rispetto a quella provvidenza che l’avvolgeva per l’uomo in stato di innocenza, sarà liberata da essa. S. Paolo ci dice: “L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità - non per sua volontà, ma per volontà di colui che l'ha sottoposta - nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm. 8,19s.).

Il creato, così, conoscerà una profonda trasformazione, che è inutile voler congetturare.

Il popolo immenso dei salvati, che in trionfo dopo il giudizio universale salirà al cielo, scenderà -dopo la rinnovazione del creato- a prenderne possesso.

Gli uomini che hanno seguito Cristo e sono morti nella fede in lui giungeranno non all’antico paradiso terrestre, ma a quello celeste, dove è l’albero della vita: “Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio” (Ap 2,7).

Gli uomini che vogliono cercare di entrare nel “paradiso terrestre” per avere l’albero della vita si vedranno sconfitti. L’albero della vita sarà dato -con pienezza di frutto- non a chi vuole entrare nel “paradiso terrestre”, ma a chi si sforza di entrare nel Regno dei cieli. Chi fa questo non troverà la spada fiammeggiante e i cherubini a scacciarlo, ma sarà accolto in trionfo dalle schiere angeliche nel cielo.

 

Preghiera a Maria

 

Vergine santissima, ti chiediamo aiuto per rimanere fermi nella verità, così da non essere vittime delle mille e mille voci che ci avvolgono e che vorrebbero trascinarci nell’assurdo, nell’illogico. Aiuta gli uomini, Vergine Maria, a far sì che non lascino cadere nel vuoto i continui incontri che Dio tenta con le loro anime, ma si aprano alla verità offerta loro dalla creazione e dalla rivelazione.

 

Recita del rosario