3° GIORNO

FACCIAMO L’UOMO A NOSTRA IMMAGINE, A NOSTRA SOMIGLIANZA

 

Per ogni uomo il conoscere le proprie origini costituisce un’esigenza ineludibile, anche se qualcuno, magari, si crederà soddisfatto di sapere soltanto l’albero genealogico di famiglia.

L’uomo, infatti, dalla scoperta delle sue origini, trae nozioni su di sé, per sentirsi situato nella creazione, per potersi meglio leggere nelle sue tensioni, per potersi spiegare nelle sue aspirazioni, per potersi dirigere nelle sue azioni e nei suoi rapporti con gli altri.

A questa esigenza profondissima la Bibbia risponde innanzitutto con una parola: quella che l’uomo è frutto dell’amore di Dio, ed è stato creato a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1,26). Non solo ad immagine, cioè con un’anima razionale, ma a somiglianza, cioè con un’anima elevata dalla grazia alla vita di intima unione con Dio, per puro dono di Dio.

La Bibbia ci dice che il genere umano discende da una sola coppia; quindi tutti gli uomini formano una sola famiglia. Per questo S. Paolo, all’Areopago di Atene, presentò il monogenismo contro l’idea che i vari popoli avessero origini a sé stanti, e implicitamente contro lo schiavismo. Sembra a qualcuno che la Bibbia abbia qui un limite, dal momento che oggi si professa spesso che l’umanità ha avuto origine da vari ceppi di scimmie; ma, non è così.

Si può infatti sempre dire che è vero che gli uomini sono nei vai continenti separati da oceani; ma, un tempo, come ogni libro di geografia riporta, i continenti erano collegati.

E’ vero che molte sono le razze; ma loro diversità si spiega con il clima, l’alimentazione, le condizioni di vita, l’isolamento in cui vissero i vari gruppi nell’antichità.

E’ vero, gli scavi di paleoantropologia ci danno tipi umani che sembrano inferiori; ma essi sono pienamente uomini, e le loro fattezze avvilite si possono spiegare con condizioni di abbrutimento della vita, in particolare di quella morale. Si possono ancora spiegare con il fenomeno del mimetismo naturale, che fa sì che un uomo risenta, alla lunga, delle fattezze di coloro che gli stanno continuamente accanto. L’uomo delle caverne fu a continuo contatto con gli animali, e, poiché viveva in gruppi di numero limitato -al limite il solo nucleo familiare- perché cacciatore, ne prese pian piano alcune fluenze fisiche, pur restando -non ci sarebbe bisogno di dirlo- con caratteristiche pienamente umane. Tutti sanno poi che gravi disagi influiscono nella gestazione, e questi non mancarono al tempo dell’uomo delle caverne.

E’ inoltre vero che dagli scavi si ha che, negli strati di sedimentazione più antichi, si sono trovate forme umane meno avvilite che in quelli recenti, così che è impossibile pensare a un lento evolversi del corpo dell’uomo dalla scimmia.

E’ poi vero che tante volte, partendo da pochissimi resti ossei, si è lavorato di pura fantasia, per avvalorare l’ipotesi dell’evoluzione dell’uomo dalla scimmia.

Il disordine genetico dell’antichità preistorica non è poi ignoto alla Bibbia, che lo presenta antecedentemente al diluvio. La Bibbia parla infatti di giganti dell’antichità, non presentati come semidei, come avveniva nelle narrazioni mitologiche dei popoli dell’area semitica, ma presentati demitizzati: essi non sono altro che uomini affetti da gigantismo causato dalle unioni di coloro che facevano parte dei credenti in Dio (i figli di Dio) con donne nate da coloro che da millenni e millenni non conoscevano che un’incredibile corruzione morale, tanto che il loro cuore non concepiva “altro che male(Gn 6,5).

La Chiesa, con il suo magistero, è a conferma di tutti questi punti. Nella “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II, si legge infatti: “Iddio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro con animo di fratelli. Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio, (Cf. At 17,26) <che da un solo uomo ha prodotto l’intero genere umano affinché popolasse tutta la terra>, sono chiamati allo stesso fine, cioè a Dio”. I nomi del primo uomo e della prima donna -lo sappiamo- sono Adamo ed Eva. Eva è il nome che venne dato dall’uomo alla donna: “L’uomo chiamò la moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi” (Gn 3,20). In ebraico, Eva è Hawwah, e deriva dalla radice hajah = vivere. Uomo, in ebraico, è ‘adam e deriva da ‘adamah, che significa terra rossa. ‘Adam divenne nella Bibbia il nome proprio del primo uomo.

Adamo ed Eva, come si legge nel Testo sacro, furono costituiti dominatori di tutte le cose: “riempite la terra e soggiogatela” (Gn 1,28). Tale dominio aveva, però, successo solo se essi rimanevano nell’obbedienza a Dio, che aveva detto loro di non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male. Infatti, anche l’uomo che si separa da Dio è dominatore delle cose, ma ciò solo quanto all’azione, perché, quanto allo spirito, ne è dominato, avendo scelto le cose come idoli. Ma c’è per l’uomo anche uno smacco sul piano dell’azione, poiché alla disobbedienza a Dio dell’uomo, corrisponde una ribellione delle cose all’uomo. Così l’uomo, usando del suo corpo in maniera errata, si prepara, a breve o a lunga scadenza, una risposta di dolore dal corpo. Così l’uomo, non rispettando l’ambiente, si prepara una risposta di dolore dell’ambiente. Il dominio che l’uomo disobbediente a Dio attua sulle cose, alla fine non è altro che un caricare lentamente una molla che reagirà contro di lui.


Preghiera a Maria

 

Vergine Maria, tu che sei il capolavoro dell’opera santificatrice di Dio, prega il Signore affinché gli uomini lontani dalla verità riconoscano in se stessi e negli altri la dignità di creature fatte ad immagine di Dio, e possano giungere ad essere a somiglianza con Dio accogliendo il dono della grazia. Tu che sei la Madre di Cristo, di colui che si è fatto nostro fratello affinché noi fossimo suoi fratelli nell’unico Padre dei cieli, intercedi affinché gli uomini vivano secondo il Vangelo.

 

Recita del rosario