Per ogni uomo il conoscere le
proprie origini costituisce un’esigenza ineludibile, anche se qualcuno, magari,
si crederà soddisfatto di sapere soltanto l’albero genealogico di famiglia.
L’uomo, infatti, dalla scoperta
delle sue origini, trae nozioni su di sé, per sentirsi situato nella creazione,
per potersi meglio leggere nelle sue tensioni, per potersi spiegare nelle sue
aspirazioni, per potersi dirigere nelle sue azioni e nei suoi rapporti con gli
altri.
A questa esigenza profondissima la
Bibbia risponde innanzitutto con una parola: quella che l’uomo è frutto
dell’amore di Dio, ed è stato creato a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1,26). Non solo ad
immagine, cioè con un’anima razionale, ma a somiglianza, cioè con un’anima
elevata dalla grazia alla vita di intima unione con Dio, per puro dono di Dio.
La Bibbia ci dice che il genere
umano discende da una sola coppia; quindi tutti gli uomini formano una sola
famiglia. Per questo S. Paolo, all’Areopago di Atene, presentò il monogenismo
contro l’idea che i vari popoli avessero origini a sé stanti, e implicitamente
contro lo schiavismo. Sembra a qualcuno che la Bibbia abbia qui un limite, dal
momento che oggi si professa spesso che l’umanità ha avuto origine da vari
ceppi di scimmie; ma, non è così.
Si può infatti sempre dire che è vero che gli uomini sono
nei vai continenti separati da oceani; ma, un tempo, come ogni libro di
geografia riporta, i continenti erano collegati.
E’ vero che molte sono
le razze; ma loro diversità si spiega con il clima, l’alimentazione, le
condizioni di vita, l’isolamento in cui vissero i vari gruppi nell’antichità.
E’ vero, gli scavi di
paleoantropologia ci danno tipi umani che sembrano inferiori; ma essi sono
pienamente uomini, e le loro fattezze avvilite si possono spiegare con
condizioni di abbrutimento della vita, in particolare di quella morale. Si
possono ancora spiegare con il fenomeno del mimetismo naturale, che fa sì che
un uomo risenta, alla lunga, delle fattezze di coloro che gli stanno
continuamente accanto. L’uomo delle caverne fu a continuo contatto con gli
animali, e, poiché viveva in gruppi di numero limitato -al limite il solo
nucleo familiare- perché cacciatore, ne prese pian piano alcune fluenze
fisiche, pur restando -non ci sarebbe bisogno di dirlo- con caratteristiche
pienamente umane. Tutti sanno poi che gravi disagi influiscono nella
gestazione, e questi non mancarono al tempo dell’uomo delle caverne.
E’ inoltre vero che
dagli scavi si ha che, negli strati di sedimentazione più antichi, si sono
trovate forme umane meno avvilite che in quelli recenti, così che è impossibile
pensare a un lento evolversi del corpo dell’uomo dalla scimmia.
E’ poi vero che tante
volte, partendo da pochissimi resti ossei, si è lavorato di pura fantasia, per
avvalorare l’ipotesi dell’evoluzione dell’uomo dalla scimmia.
Il disordine genetico
dell’antichità preistorica non è poi ignoto alla Bibbia, che lo presenta
antecedentemente al diluvio. La Bibbia parla infatti di giganti dell’antichità,
non presentati come semidei, come avveniva nelle narrazioni mitologiche dei
popoli dell’area semitica, ma presentati demitizzati: essi non sono altro che
uomini affetti da gigantismo causato dalle unioni di coloro che facevano parte
dei credenti in Dio (i figli di Dio) con donne nate da coloro che da millenni e
millenni non conoscevano che un’incredibile corruzione morale, tanto che il
loro cuore non concepiva “altro che male” (Gn 6,5).
La Chiesa, con il suo
magistero, è a conferma di tutti questi punti. Nella “Gaudium et spes”
del Concilio Vaticano II, si legge infatti: “Iddio, che ha cura paterna di
tutti, ha voluto che gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero
tra loro con animo di fratelli. Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio,
(Cf. At 17,26) <che da un solo uomo ha prodotto l’intero genere umano
affinché popolasse tutta la terra>, sono chiamati allo stesso fine,
cioè a Dio”. I nomi del primo uomo e della prima donna -lo sappiamo- sono
Adamo ed Eva. Eva è il nome che venne dato dall’uomo alla donna: “L’uomo
chiamò la moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi” (Gn
3,20). In ebraico, Eva è Hawwah,
e deriva dalla radice hajah = vivere. Uomo, in ebraico, è ‘adam e deriva da
‘adamah, che significa terra rossa. ‘Adam divenne nella Bibbia il nome proprio
del primo uomo.
Adamo ed Eva, come si
legge nel Testo sacro, furono costituiti dominatori di tutte le cose: “riempite
la terra e soggiogatela” (Gn 1,28). Tale dominio aveva, però, successo solo
se essi rimanevano nell’obbedienza a Dio, che aveva detto loro di non mangiare
dell’albero della conoscenza del bene e del male. Infatti, anche l’uomo che si
separa da Dio è dominatore delle cose, ma ciò solo quanto all’azione, perché,
quanto allo spirito, ne è dominato, avendo scelto le cose come idoli. Ma c’è
per l’uomo anche uno smacco sul piano dell’azione, poiché alla disobbedienza a
Dio dell’uomo, corrisponde una ribellione delle cose all’uomo. Così l’uomo,
usando del suo corpo in maniera errata, si prepara, a breve o a lunga scadenza,
una risposta di dolore dal corpo. Così l’uomo, non rispettando l’ambiente, si
prepara una risposta di dolore dell’ambiente. Il dominio che l’uomo
disobbediente a Dio attua sulle cose, alla fine non è altro che un caricare lentamente
una molla che reagirà contro di lui.
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