La Chiesa ha nel mondo il
compito di essere segno vivo di riconciliazione, annunziando -con la parola e
con le opere- che Dio ha riconciliato a sé gli uomini in Cristo Gesù,
obbediente fino alla morte in croce, e che ha loro dato la vita dello Spirito,
affinché, avendo un cuore nuovo, formino una
sola famiglia: la famiglia di Dio.
In questa opera rivolta a
tutti, la Chiesa incontra -come Cristo- l’ostilità di quella parte del mondo
che, illusa nel risultato di una pseudofraternità cementata da obiettivi di
conseguimento economico e di potere, si oppone, e pensa di costruirsi
opponendosi, alla Chiesa.
Gesù aveva preveduto ai
discepoli questa ostilità. Egli disse: “Ecco: io vi mando come pecore in
mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come colombe”
(Mt 10,16; Lc 10,3); “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi
avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia, io ho vinto il mondo” (Gv 16,33).
Il mondo di cui parla Gesù è la
compagine che non vuole aprirsi a Dio. Di fronte al mondo, tuttavia, Cristo non
ha chiuso il suo cuore; ma ha offerto il suo sangue per tutti. Così la Chiesa,
per la grazia che le dona Cristo Signore, non si chiude in durezza di cuore;
ma, nel segno della croce; vive la parola di Gesù: “Io vi dico: amate i
vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,44; Lc 6,27).
Mentre Gesù dava ai discepoli
un’apertura d’amore a tutti gli uomini li rese prudenti al fine che non
risultassero lesi nella loro fede da coloro che chiamò, con immagini forti “cani”
e “porci”. “Cani”, per la loro volontà di ledere la fede in un
parlare sleale e lontano da un vero dialogo; “porci”, per la loro
volontà di insozzare i pensieri di fede, di speranza e di carità, ricorrendo all’ironia
e al parlare blasfemo: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le
vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi
si rivoltino per sbranarvi” (Mt 7,6).
Queste parole di Gesù sono
rivolte alla difesa del cristiano, e non all’offesa. Il cristiano sa, infatti,
che il giudizio va lasciato a Dio. La Chiesa non è smarrita dinanzi al mondo e,
tra tutte le difficoltà, le ostilità, le adulazioni, le solidarietà, le
adesioni e le defezioni, sa che Cristo ha un piano, al quale essa è posta al
servizio; quello di far sì che Gesù dimori nel cuore di tutti gli uomini. Per
questo, essa chiama le genti, senza scoraggiarsi, anche se, nella sua opera che
abbraccia il mondo, “molti sono da essa chiamati, ma pochi sono gli eletti”
(Cf. Mt 22,3; Lc 14,17), cioè solo quelli che effettivamente seguono Cristo
fino in fondo.
La Chiesa sa di avere dinanzi
un futuro, nel quale le nazioni si apriranno al suo messaggio; un futuro nel
quale vi sarà sulla terra la civiltà della verità e dell’amore.
Moltissimi sono i passi della
Scrittura che annunciano ciò. Tra i tanti, il salmo 71:
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“E ho altre pecore che non
sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e
diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10,16).
Tutto ciò, però, la Chiesa lo
vede nell’ottica realistica, comunicatale da queste parole di Gesù: “E’ inevitabile che avvengano scandali, ma
guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Mt 18,7; Lc 17,1).
Noi non abbiamo dinanzi la fine del mondo, come molti pseudoprofeti
vanno dicendo. La Vergine santissima a Fatima ha detto che, al di là di
situazioni dure, difficili, “il
suo Cuore immacolato trionferà e si avrà un tempo di pace”.
Non vi sarà però civiltà dell’amore senza impegno, senza sacrificio.
Il 13 ottobre 1917 a Fatima nell’ultima apparizione la Madonna disse: “Io sono la Madonna del rosario e sono venuta
ad esortare i fedeli a cambiare vita e a non affliggere più con il peccato
Nostro Signore, già tanto offeso, a recitare il rosario e a far penitenza dei
loro peccati”.
Il 19 agosto, nella quarta apparizione, la Madonna aveva detto: “Pregate,
pregate molto; e fate sacrifici per i peccatori, perché molte, molte anime
vanno all’inferno, e non vi è chi si sacrifichi e interceda per loro”.
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Preghiera a Maria
Maria, Vergine umilissima, dopo aver ben considerato il gioioso messaggio evangelico che ti proclama Madre di Gesù e della Chiesa, vogliamo corrispondere al volere di Gesù, intensificando i legami filali che ci uniscono a te.
Sei Madre e Regina e, perciò, non solo desideriamo appartenerti quali figli, ma anche servirti quali servi, impegnati ad estendere il regno di Gesù. A te, Madre umilissima, affidiamo la nostra fede, affinché rimanga radicata nel Credo della Chiesa Cattolica. A te affidiamo ogni settore della nostra vita, impegnandoci a vivere secondo le promesse battesimali, in modo che gioie e dolori ci siano motivo -con il tuo aiuto- di sempre maggiore amore verso Dio e verso il prossimo. Siamo totalmente tuoi, o Maria, e tutto ciò che è nostro è esclusivamente tuo; guidaci ad un’intima unione con Gesù; estendi con la tua azione il regno di Gesù.
Recita del rosario.
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