Il monte di Oreb, di cui si
legge nel Deuteronomio, è lo stesso monte Sinai, dove Dio si manifestò al popolo
di Israele, in un piccolissimo saggio della sua onnipotenza, ma già sufficiente
a sconvolgere il popolo.
Così si legge nel libro
dell’Esodo: <Al terzo giorno, sul fare
del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono
fortissimo di tromba. Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento
incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte. Il monte Sinai era
tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo
saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. Il suono
della tromba diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva
con voce di tuono. Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del
monte, e il Signore disse a Mosè: “Scendi, scongiura il popolo di non irrompere
verso il Signore per vedere, altrimenti ne cadrà una moltitudine”> (Es 19,16).
Il
libro del Deuteronomio dice che il popolo rimase stordito e domandò di non
vedere più una visione come quella: “Avrai così
quanto chiesto al Signore tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea,
dicendo: che io non oda più la voce del Signore mio Dio e non veda più questo
grande fuoco, perché non muoia. Il Signore mi rispose: Quello che hanno detto,
va bene; io susciterò loro un profeta (Cristo) in mezzo ai loro fratelli” (Dt 18,16).
Dio, se
volesse, potrebbe tutti piegarci fino a terra con un minimo saggio della sua onnipotenza.
Colui che ha dato essere alle immani esplosioni nucleari del sole, sempre
potrebbe prevalere su di noi. Nel libro della Sapienza, lo scrittore dice “Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi
potrà opporsi a potere del tuo braccio? Tutto il mondo davanti a te, come
polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra”
(Sap 11,21).
La sua
onnipotenza, Dio però non la dispiega per piegarci, ma la usa per giungere al
nostro cuore; e, mentre per spaventarci gli basterebbe un minimo saggio della
sua onnipotenza, per avere il nostro amore ha dispiegato il massimo della sua
onnipotenza.
Per
formare il corpo di Gesù nel seno di Maria, Dio ha spiegato la sua onnipotenza;
per darci il sacramento del suo corpo, l’uomo-Dio ha dispiegato totalmente
l’onnipotenza di Dio.
Il pane
che diventa il Corpo, il vino che diventa il Sangue, è il più grande dei
miracoli.
Nell’Eucaristia,
si è adattato a noi in maniera misericordiosissima. Egli si è inserito nel
quadro di un banchetto, di un convito, nel quadro del mangiare, che segna il
massimo dell’appropriazione di una cosa. Al massimo dell’adattamento a noi,
corrisponde il massimo dell’onnipotenza.
L’Eucaristia
è il compendio di tutto l’amore di Dio per l’uomo; in essa si realizza totalmente
il mistero dell’Emmanuele, del Dio con noi. In essa vi è, infatti,
l’incarnazione, che è Dio che ha assunto una natura umana ed è entrato nella
storia per condividere tutto dell’uomo, pienamente cosciente, fin dall’inizio,
del suo itinerario sacrificale. Nella lettera agli Ebrei, si legge a riprova: “E’ impossibile eliminare i peccati col sangue di tori
e di capri. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né
sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né
olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo -poiché
di me sta scritto nel rotolo del libro- per fare, o Dio, la tua volontà”. (Eb 10,4). In essa vi è la passione, che manifesta in pieno il
mistero dell’Emmanuele, del Dio con noi; con noi nella sofferenza, con noi
nella morte, con noi nell’incomprensione. Egli non fuggì l’ora della sua morte,
e per quell’ora fu totalmente il “Dio con
noi”. Se un’anima fosse tutta
rivolta a Gesù nell’Eucaristia, nella volontà di vivere la sua parola, farebbe
prodigi di conversione, anche se si trovasse in mezzo alle genti più lontane da
Dio. L’Eucaristia è, infatti, la fonte da cui scaturisce una carità
convincente, la via per cui si è ammessi ad una sempre maggiore intimità con il
Padre, nella grazia dello Spirito Santo.
Se si
vuole misurare la temperatura di una comunità, non bisogna fermarsi alla
celebrazione domenicale della Messa, coi suoi canti e il suo numero
considerevole di partecipanti, ma osservare se durante la settimana i fedeli
sostano davanti al SS. Sacramento. Chiese piene alla domenica e deserte durante
le lunghe ore della settimana, dicono che la comunità non è fervente e danno
ragione della sua poca fecondità apostolica.
Maria
incessantemente guida all’Eucaristia, così che, dove c’è vero amore a Maria, ci
sono cuori che “dimorano” presso il Tabernacolo, che attendono il momento di ricevere Gesù
Eucaristia con grandissimo desiderio. Quando un’anima ha posto il suo tesoro
nel Tabernacolo, perché: “là dov’è
il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt
6,21; Lc 12,34), fa continui atti d’amore a Dio, in una grande sollecitudine
per la salvezza e la santificazione delle anime.
Qualunque
cosa faccia, in qualunque luogo si trovi, il suo cuore anela all’Eucaristia e
ben si può dire che questi versetti del salmo
41 diventino particolarmente suoi:
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L’Eucaristia,
mentre nutre, conforta, fortifica, crea nel cuore un desiderio immenso
dell’incontro eterno con Dio nel cielo.
Questo
desiderio non allontana, però, l’anima dalla concretezza del quotidiano,
perché, mentre l’Eucaristia conduce l’anima al desiderio dell’incontro eterno
con Dio nel cielo, la stabilisce in un amore verso il prossimo, e perciò in una
fedeltà al quotidiano, al concreto. Per il mondo, il quotidiano vale solo se
produce, se permette l’accumulo, la potenza; al di là di questo, il mondo
concepisce il quotidiano come noia. L’anima che è unita all’Eucaristia, invece,
ha vinto il mondo con la sua sete di potere e i suoi risultati di noia, perché
è unita a colui che ha voluto abitare nel tempo degli uomini, e che ora, pur
essendo salito al cielo, rimane con gli uomini per far sì che il tempo degli
uomini (chrònos) sia incessantemente tempo della grazia (kairòs).
L’anima
che è unita all’Eucaristia sente il dolore del mondo e si offre per lenirlo.
L’anima che è unita all’Eucaristia sa le offese che essa subisce da parte degli
uomini, sa come sia misconosciuto Gesù che è nei Tabernacoli per amore, come
per amore scese dal cielo, e offre a lui atti di intensissimo amore di
riparazione.
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