26° GIORNO
GLORIA AL PADRE, AL FIGLIO E ALLO SPIRITO SANTO
 

Le origini del rosario sono molto lontane, e la corona -come l’abbiamo oggi- è il frutto di una lunga elaborazione. Sotto forma di corona di grani per la recita del solo Padre Nostro, la si ritrova verso la fine del secolo X. La numerazione dei Padre Nostro era stabilita in 50 o 150, seguendo il numero dei salmi.

Questa numerazione nacque in terreno benedettino, per regolare la preghiera dei fratelli non chierici, che, non sapendo leggere, non potevano recitare i 150 salmi.

Fu nel secolo XII che sorse la pratica di recitare l’Ave Maria usando dei “signacula de Pater noster”, dando così origine al rosaio. Molto spesso, in quel tempo, ad ogni Ave si faceva una genuflessione; ciò perché l’Ave Maria, a quel tempo, era conosciuta come “Salutazione angelica”, e mancava della seconda parte o supplica ecclesiale, che venne aggiunta sulla fine del  XV secolo e divulgata ad opera degli ordini mendicanti: Francescani, Domenicani (grandi diffusori del rosario), Carmelitani, Servi di Maria.

Il rosario venne poi perfezionato con l’introduzione dei 5 grani del Padre Nostro, per dividere le 50 Ave Maria. Questa introduzione viene assegnata al certosino Enrico Egher.

I cinque grani dell’appendice nacquero dall’abitudine, ancora presente in Germania e Svizzera, di premettere al rosario la recita di un Credo, un Padre Nostro e tre Ave Maria.

Anche l’introduzione dei “misteri” si ebbe nel secolo XV. Essi erano numerosissimi, fino ad arrivare ad avere un mistero per ogni Ave Maria. Alano de la Roche, nel suo Psalterium Marianum, ha 15 Padre Nostro, 150 Ave Maria e 150 misteri, che vanno dall’annunciazione al giudizio finale. Nel secolo XVI, si ebbe l’omogeneità dei misteri ad opera dei Domenicani, i quali diffusero la forma di rosario che conosciamo.

Le litanie lauretane hanno la loro origine nel secolo XII, e sono documentate in forma diversissima. Dal secolo XVI si ebbe la forma attuale. Vengono dette lauretane, perché da secoli vengono recitate con solennità nel santuario della Madonna di Loreto.

S.Pio V, dopo la vittoria di Lepanto, ottenuta col rosario, istituì la festa della “Madonna del rosario”, che divenne universale sotto Clemente XI, nel 1716.

Gli ultimi pontefici hanno caldeggiato grandemente la recita del rosario. Leone XIII scrisse ben 10 encicliche sul rosario, Pio XI scrisse la “Ingraviscentibus malis”, Pio XII la “Ingruentium malorum”.

Giovanni Paolo II, il 13 maggio 1982, a Fatima, pronunciò queste parole che esortano alla recita del rosario e che, inoltre, fanno chiaramente comprendere che la sostanza del “terzo segreto di Fatima” si riduce ad un invito al rosario: “Volete che vi insegni un <segreto> per conservarla (la vita di fede)? E’ semplice, e non è più un segreto: pregate, pregate molto; recitate il rosario tutti i giorni”.

Così ne parlò Paolo VI, nella sua esortazione apostolica sul culto alla Beata Vergine: “La corona della beata Vergine Maria, secondo la tradizione colta dal nostro predecessore S.Pio V e da lui autorevolmente proposta, consiste di vari elementi organicamente disposti:

a)   la contemplazione, in comunione con Maria, di una serie di misteri della salvezza, sapientemente distribuiti in tre cicli, che esprimono il gaudio dei tempi messianici, il dolore salvifico di Cristo, la gloria del Risorto che inonda la Chiesa; contemplazione che, per sua natura, conduce a pratica riflessione e suscita stimolanti norme di vita;
 
b)   l’orazione del Signore ‹Padre Nostro›, che, per il suo immenso valore, è alla base della preghiera cristiana e la nobilita nelle sue varie espressioni;
 
c) la successione litanica delle Ave Maria, che risulta composta dal saluto dell’angelo alla Vergine e dal benedicente ossequio di Elisabetta, a cui segue la supplica ecclesiale ‹santa Maria›;
 
d) la dossologia Gloria al Padre, che, conformemente ad un orientamento comune alla pietà cristiana, chiude la preghiera con la glorificazione di Dio, uno e trino, dal quale, per il quale e nel quale,sono tutte le cose.
 
Questi sono gli elementi del santo rosario. Ognuno di essi ha la sua indole propria, che, saggiamente compresa e valutata, deve riflettersi nella recitazione, perché il rosario possa esprimere tutta la sua ricchezza e varietà.
Detta recita, pertanto, diventerà grave e implorante nell’orazione del Padre Nostro; lirica e laudativa nel calmo fluire delle Ave Maria; contemplativa nell’attenta riflessione intorno ai misteri; adorante nella dossologia”.

Nell’apparizione del 13 luglio a Fatima (1917) la Vergine santissima insegnò ai fanciulli una preghiera da recitare durante il rosario. Tale preghiera si è diffusa ovunque.
Quando recitate il rosario, dite alla fine di ogni decina:
O Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, e soccorri specialmente le più bisognose della tua misericordia”.
 
Preghiera a Maria  

Vergine Maria, la Chiesa più volte ci ha insegnato a pregarti con il rosario; noi accogliamo questo invito sapendo che, per mezzo tuo, si va a Gesù. La stria ci dice che pace e pace è scesa nel mondo per mezzo della recita del rosario. Maria, prega per noi che a te ricorriamo.  

Recita del rosario