Maria non ha visto in cielo
troncarsi la possibilità che ebbe nel cenacolo di incontrare il cuore dei suoi
figli. Maria, nella gloria del cielo ha visto dilatasi invece i suoi orizzonti.
Quando era in terra, conosceva
distintamente solo una limitata cerchia di persone, il resto degli uomini lo
raggiungeva con la preghiera in una conoscenza indistinta; ora, in cielo,
possiede in Dio una visione distinta di ogni uomo.
Non solo Maria conosce, ma invia
impulsi d’amore, che vengono realizzati nei credenti da Dio. Per tali impulsi,
Maria può essere guida e maestra. Gli impulsi del cuore di Maria raggiungono
l’anima nelle sue potenze: intelligenza e volontà.
Solo Dio e Maria possono far ciò;
e Maria lo può fare -ciò avviene per la potenza dell’Altissimo- perché è colei,
che in unione allo Spirito Santo fa crescere Cristo nei cuori fino alla piena
età, secondo il linguaggio di S. Paolo, piena età che segna l’unione
trasformante dell’anima in Cristo, così che questa può dire: “Non sono più
io che vivo, ma è Cristo che vive in me”
(Gal 2,20).
Gli angeli non possono operare direttamente sulle potenze
dell’anima: essi comunicano le loro ispirazioni influendo sulla fantasia, sui
sensi dell’uomo.
Satana, che è un angelo decaduto,
non ha così nessun potere sull’intelligenza e sulla volontà. Il santuario
dell’intelligenza e della volontà, il maligno non lo può toccare direttamente;
riesce però ad arrivarvi, quando un uomo accoglie le sue suggestioni. Il maligno
neppure può conoscere gli intimi pensieri dell’uomo. Li può qualche volta
congetturare dal volto dell’uomo, dal comportamento, dalle circostanze.
Solo Dio conosce l’intimo dei
cuoi: Maria e gli angeli ne ricevono conoscenza da lui.
Va da sé, infine, che Dio e Maria
per mezzo di Dio, toccando volontà e intelligenza, non toccano affatto la
libertà dell’uomo.
I battezzati, istruiti dalla
Chiesa sulla realtà della Madre, e obbedendo a Cristo che disse: “Figlio,
ecco la tua Madre”, entrano in contatto con Maria e ne ricevono l’influsso
celeste, che prepara a ricevere in pieno l’azione dello Spirito Santo.
L’anima che, istruita dalla
Chiesa, stabilisce rapporti di dipendenza filiale da Maria -da una Madre si
dipende- sarà nella luce di lei, penetrata dall’incanto che promana da lei, e
lo Spirito Santo le si comunicherà con pienezza.
L’azione di Maria è un
particolarissimo flusso di grazia, che rientra in quella che -in teologia- è
chiamata “grazia attuale”.
Il rapporto fondamentale che si ha
con Maria è quello di figlio a Madre, in conformità alle parole di Gesù morente
in croce. E’ in questo rapporto che Maria “marianizza” l’anima che a lei
si rivolge.
L’anima raggiunta da Maria, viene per mezzo dello Spirito
Santo, trasformata in Cristo e accede, in Cristo, ad un’intima unione con il
Padre. Maria, poi non viene dimenticata nell’unione trasformante in Cristo,
perché essa è modello di perfetta unione con Cristo e, in Cristo, con il Padre.
Maria a questi livelli è modello; ma è ancora la Madre.
Sarebbe un abbaglio quello di considerare Maria solo come modello non
guardandola quale Madre. Per tale abbaglio, viene misconosciuta l’autorità
tipica della Madre, e ci si allontana dalla prospettiva di Cristo, che volle
essere per 30anni sottomesso a Maria, secondo quanto dice S.Luca “e restava
loro sottomesso” (Lc 2,51). Così, lontani da una vera imitazione di Cristo,
si diventa vittima di illusioni e di pseudomisticismi.
Tutto il male dell’uomo sta nel
suo orgoglio, per cui non vuole seguire Gesù, che comanda il rinnegamento di
sé. I giudei, per un momento, pensarono che Gesù fosse colui che desse ogni
bene senza toccare il loro orgoglio, per questo lo accolsero trionfalmente in
Gerusalemme; appena, però, videro che chiedeva la frantumazione del loro
orgoglio e disapprovava le loro opere, gridarono: “sia crocefisso”.
Gesù vuole che non siamo pieni di
noi stessi, ma umili e sempre pronti a sacrificare l’orgoglio, che è sempre
pronto ad insorgere.
Chi rinnega se stesso secondo la
parola del Signore e accoglie Maria, secondo la parola del Signore, si accorge
ben presto che, essendo lui peccatore, ha bisogno di rivolgersi alla Madre
quale Mediatrice presso l’unico Mediatore, Gesù.
Con tale umiltà, opera in sé quel
vuoto di sé che Dio riempie comunicando sempre più sé.
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