21° GIORNO
NEL CIELO APPARVE POI UN SEGNO GRANDIOSO

 

E’ dogma di fede che “l’Immacolata Madre sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo” (Pio XII, 1950). Il sicuro testimone del fatto fu Giovanni, l’apostolo che aveva preso Maria nella sua casa: “E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,27).

Certamente Maria stette nella casa di Giovanni, probabilmente vivendo le persecuzioni del ’36 e del ’44, che diedero il martirio a S. Stefano e a S. Giacomo il Maggiore. Probabilmente visse la controversia del ’48 del Concilio di Gerusalemme, dove si ebbe la definitiva apertura del Vangelo ai Gentili. Il ruolo di Maria in quegli anni fu ruolo di orante: Maria in nulla volle superare l’autorità degli apostoli.

Un gruppo di scritti apocrifi -cioè non ispirati- del V, VI e VII secolo, detti del “transito di Maria”, danno prima notizia scritta della sua assunzione al cielo. Il loro valore storico è nullo, per i dati contraddittori e fantasiosi: essi sono solo un documento che attesta come, fin dagli inizi, ci fosse nella Chiesa la fede nell’assunzione di Maria.

Questi apocrifi parlano di morte di Maria e di sepolcro dal quale sarebbe stata tratta dagli angeli. In questi termini parlano anche le antiche omelie sull’assunzione. Tuttavia, è pensabile altrimenti, dal momento che la definizione dogmatica sull’Assunta non si è pronunciata in merito. La definizione dice solo: “terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste”; non parla di morte.

Si può pensare che Maria si sia piuttosto “addormentata”. Nella Chiesa orientale, a partire dalla metà del VI secolo e dagli inizi del VII si aveva una festa della Madonna chiamata della “dormizione” o della “migrazione”. Tali termini evitano il duro significato di morte. Ecco, si può pensare che Maria si sia “addormentata” in un’estasi d’amore, che tuffò la sua anima nella visione beatifica; poi il suo corpo -a cui era unita l’anima- venne portato in cielo, e vene glorificato.

Maria era esente personalmente dalle conseguenze della colpa di origine (ciò per i meriti di Cristo); tuttavia, non ne era estranea per il fatto che viveva in solidarietà sociale con l’umanità. Discepola di Cristo suo Figlio, lo seguì nel suo itinerario sacrificale e, ai piedi della croce venne colpita dalla morte che, colpendo il Figlio, colpì pure lei che diventò in tutto simile a lui. C’è chi dice che, se Dio non l’avesse sostenuta in vita, sarebbe morta.

Dopo la risurrezione del Figlio, continuò a morire nel martirio d’amore di desiderare di essere con lui.

La fine della sua vita fu una folgorante estasi d’amore: la luce beatifica della gloria che inondò la sua anima sospese le funzioni vitali del corpo ed essa rimase come morta.

In Maria, la morte fu vinta in maniera singolare, come in maniera singolare in lei, per l’Immacolata Concezione, fu vinto il peccato. Ogni cosa Maria visse uniformandosi a Cristo: umile, umilissima, dopo aver sentito dall’angelo che era piena di grazia; umile, umilissima, perché colui che ebbe nel grembo era l’autore di quel privilegio; umile, umilissima all’approssimarsi del suo transito, che visse pensando alla morte del Figlio, nell’attesa di morire letteralmente nel fuoco del desiderio di lui, che era morto per salvare il mondo. Quel fuoco crebbe, finché il raggio della più fulgida gloria operò quel singolare lasciare la terra.

Maria è in cielo, in quel cielo che non è quello delle sonde spaziali, dei telescopi, dei radiotelescopi; ma è un cielo che è al di sopra di ogni cielo astronomico, dove Dio comunica il fulgore della sua gloria agli angeli e ai santi.

Maria è in cielo, nel più alto dei cieli, al di sopra di tutte le schiere angeliche, al di sopra di tutti i beati, seconda solo a Cristo.

Prima la grotta per Maria, poi il Calvario, poi il cenacolo, poi il cielo, in vertiginosa pienezza di santità e di gloria.

Tale pienezza di santità e di gloria non pone Maria in una sfera distante da noi; al contrario, ce l’avvicina. Infatti tanto più uno è santo, tanto più è vicino agli uomini; così Maria è vicinissima, non solo perché ci è Madre, ma anche perché è la santissima Vergine Maria. Maria in cielo è continuamente rivolta a noi, che siamo suoi figli.

Tutto di noi conosce, perché in cielo ogni cosa viene conosciuta nella visione beatifica di Dio. Ogni nostra preghiera è da lei ascoltata. Tutto ciò per noi è misterioso; ma è realissimo. Maria in cielo ci sollecita ad andare a lei; Maria in cielo ci stimola a fare sempre più la volontà del Figlio, così come disse ai servi alle nozze di Cana: “Fate quello che vi dirà”.

A Maria Assunta in cielo è rivolto lo sguardo di tutta la Chiesa, che trova nel capitolo 12 dell’Apocalisse un’immagine di lei. La donna avvolta nel sole si riferisce alla Chiesa, che, nelle difficoltà delle persecuzioni, rimane ferma in Cristo, e, per le sofferenze che patisce, è feconda di nuove generazioni vincitrici del male; però, i tratti sono applicabili anche a Maria, in quanto è “tipo” della Chiesa. La Chiesa così, nel giorno dell’Assunta, si rivolge a lei nutrita della grande visione dell’Apocalisse.

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle” (…) (Ap 12,1s).

 
Preghiera a Maria  

Vergine Maria, che sei stata associata in anima e corpo al trionfo del tuo Figlio, intercedi per noi, affinché non smarriamo mai la strada che conduce al cielo. Tu, Maria, hai sempre obbedito a Dio, tu sempre sei stata umile; aiutaci ad essere chicco di grano che si consuma per essere spiga. Facci tuoi, Maria, perché tuoi vogliamo essere; riempici dell’incanto delle tue virtù, affinché un giorno possiamo essere posti nei cieli più alti a lodare, adorare e ringraziare Dio.  

Recita del rosario