L’opera di Maria nel
cenacolo fu quella di far trovare grazia presso Dio agli apostoli, in modo che
la decretata discesa dello Spirito Santo avvenisse con massima pienezza di
frutti. Lei, la Madre di Gesù e della Chiesa, con dolcezza e fermezza di madre,
con sobrietà e umiltà di maestra di virtù, con determinazione e amore di
corredentrice, in quel ritiro di 10 giorni nel cenacolo, attrasse a sé gli
apostoli, nel desiderio di portarli con intensità al Figlio. I discepoli si
lasciarono influenzare da Maria: lei aveva su di loro un’autorità che era stata
proclamata da Gesù sulla croce. Lei non comunicò ai suoi figli germi di morte,
come l’antica Eva, ma germi di vita con il suo esempio e le sue parole piene di
luce.
Così Maria guidava gli
apostoli ai consensi più alti alla volontà di Dio: li invitava a stabilirsi in
un concetto non superbo di se stessi; li invitava al nascondimento interiore,
in modo che, giungendo loro con lo Spirito Santo piena autorità di
insegnamento, non avessero superbie. In quei giorni di ritiro con la Madre,
essi pensarono intensamente alla vita del Maestro, dell’Amico, del loro
Redentore.
La passione del
Maestro, che quando era stata da lui annunciata li aveva visti disattenti e pronti
a non toccare quell’argomento, ora era avvenuta. Quella passione conteneva
insegnamenti continui, ed invitava a prendere fino in fondo, sul serio, le
parole del Maestro: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi” (Mt 10,16;
Lc 10,3); “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la
sua croce e mi segua” (Mt 16,24; Mc 8,34; Lc 9,23); “Voi avrete molte
tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv
16,33).
Gli apostoli, di
fronte a ciò, consideravano tutta la loro debolezza; ma, fermi nel voler fare
la volontà di Gesù, attendevano con intensa preghiera lo Spirito che li avrebbe
fortificati.
Vive erano nella loro
mente le parole sulla discesa dello Spirito Santo che Gesù aveva detto
nell’ultima cena: “Io pregherò il Padre (Gesù fece ciò nella sua
immolazione) ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per
sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere” (Gv 14,16); “Ora
vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada (allude alla sua morte),
perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore” (Gv 16,7).
Gli apostoli, guidati
da Maria, lessero i passi della Scrittura dove si parlava dell’effusione dello
Spirito.
Nel libro del profeta
Isaia, lessero: “Ma infine in noi sarà infuso uno spirito dall’alto” (Is
32,15); nel libro del profeta Ezechiele: “Porrò il mio spirito dentro di voi
e vi farò vivere secondo i miei statuti” (Ez 36,27); sempre in Ezechiele: “Diffonderò
il mio spirito sulla casa di Israele” (Ez 39,29); nel libro del profeta
Gioele: “Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo” (Gl 3,1): Lo
Spirito Santo scese sugli apostoli: in un attimo li unì intimamente a Cristo e,
all’istante li condusse ad un’intima unione con il Padre.
In quel giorno di
Pentecoste, essi diventarono capaci di portare il peso di verità che prima, per
la loro imperfezione, non erano in grado di portare.
Gesù aveva detto: “Molte
cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il
peso. Quando, però, verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità
tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi
annunzierà le cose future” (Gv 16,12).
In quel giorno essi
cominciarono a ricordare vivamente le parole del Maestro. Gesù aveva detto: “Vi
ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Gv 15,16). Essi ebbero viva
innanzitutto la sua passione e, nell’unione vitale con lui ad opera dello
Spirito Santo, ebbero luce per comprendere che essi erano chiamati a
partecipare alla sua passione per completarla. S. Paolo, nella sua lettera ai
Colossesi, ci ha lasciato detto: “Completo nella mia carne quello che manca
ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).
Essi, in quel giorno, si sentirono più che mai fratelli,
e le parole del Maestro sul regno, che essi non avevano mai compreso
giustamente -perché presi dalla prospettiva di un regno terreno- vennero da
loro comprese.
Ricordarono la
parabola del granello di senapa, che tracciava un programma di fede e di
speranza: “Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa,
che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i
semi, ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa
albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami”
(Mt 13,31; Mc 4,30; Lc 13,18). Ricordarono la parabola del lievito e della
farina, che tracciava un programma di stima delle realtà umane, chiamate ad
essere assunte nel regno per mezzo del fermento evangelico: “Il regno dei
cieli si può paragonare al lievito che una donna ha preso e impastato con tre
misure di farina perché tutta si fermenti” (Mt 13,33; Lc 13,20).
Gli apostoli, così,
ebbero continue luci.
Alcuni di essi, e
alcuni a loro vicini, scrissero i Testi del Nuovo testamento. Le parole dei loro
scritti furono ispirate da Dio e, come tali, furono inesauribili nelle loro
luci anche per essi.
Per noi la formazione
avviene per mezzo della Scrittura, della Tradizione della Chiesa e del
Magistero; tutto ciò nello Spirito Santo, il quale ci guida alla verità tutta
intera nel senso che ci guida ad approfondirla sempre più, e a viverla.
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