20° GIORNO
VI RICORDERA’ TUTTO CIO’ CHE IO VI HO DETTO

 

L’opera di Maria nel cenacolo fu quella di far trovare grazia presso Dio agli apostoli, in modo che la decretata discesa dello Spirito Santo avvenisse con massima pienezza di frutti. Lei, la Madre di Gesù e della Chiesa, con dolcezza e fermezza di madre, con sobrietà e umiltà di maestra di virtù, con determinazione e amore di corredentrice, in quel ritiro di 10 giorni nel cenacolo, attrasse a sé gli apostoli, nel desiderio di portarli con intensità al Figlio. I discepoli si lasciarono influenzare da Maria: lei aveva su di loro un’autorità che era stata proclamata da Gesù sulla croce. Lei non comunicò ai suoi figli germi di morte, come l’antica Eva, ma germi di vita con il suo esempio e le sue parole piene di luce.

Così Maria guidava gli apostoli ai consensi più alti alla volontà di Dio: li invitava a stabilirsi in un concetto non superbo di se stessi; li invitava al nascondimento interiore, in modo che, giungendo loro con lo Spirito Santo piena autorità di insegnamento, non avessero superbie. In quei giorni di ritiro con la Madre, essi pensarono intensamente alla vita del Maestro, dell’Amico, del loro Redentore.

La passione del Maestro, che quando era stata da lui annunciata li aveva visti disattenti e pronti a non toccare quell’argomento, ora era avvenuta. Quella passione conteneva insegnamenti continui, ed invitava a prendere fino in fondo, sul serio, le parole del Maestro: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi” (Mt 10,16; Lc 10,3); “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24; Mc 8,34; Lc 9,23); “Voi avrete molte tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).

Gli apostoli, di fronte a ciò, consideravano tutta la loro debolezza; ma, fermi nel voler fare la volontà di Gesù, attendevano con intensa preghiera lo Spirito che li avrebbe fortificati.

Vive erano nella loro mente le parole sulla discesa dello Spirito Santo che Gesù aveva detto nell’ultima cena: “Io pregherò il Padre (Gesù fece ciò nella sua immolazione) ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere” (Gv 14,16); “Ora vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada (allude alla sua morte), perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore” (Gv 16,7).

Gli apostoli, guidati da Maria, lessero i passi della Scrittura dove si parlava dell’effusione dello Spirito.

Nel libro del profeta Isaia, lessero: “Ma infine in noi sarà infuso uno spirito dall’alto” (Is 32,15); nel libro del profeta Ezechiele: “Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti” (Ez 36,27); sempre in Ezechiele: “Diffonderò il mio spirito sulla casa di Israele” (Ez 39,29); nel libro del profeta Gioele: “Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo” (Gl 3,1): Lo Spirito Santo scese sugli apostoli: in un attimo li unì intimamente a Cristo e, all’istante li condusse ad un’intima unione con il Padre.

In quel giorno di Pentecoste, essi diventarono capaci di portare il peso di verità che prima, per la loro imperfezione, non erano in grado di portare.

Gesù aveva detto: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando, però, verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Gv 16,12).

In quel giorno essi cominciarono a ricordare vivamente le parole del Maestro. Gesù aveva detto: “Vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Gv 15,16). Essi ebbero viva innanzitutto la sua passione e, nell’unione vitale con lui ad opera dello Spirito Santo, ebbero luce per comprendere che essi erano chiamati a partecipare alla sua passione per completarla. S. Paolo, nella sua lettera ai Colossesi, ci ha lasciato detto: “Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

Essi, in quel giorno, si sentirono più che mai fratelli, e le parole del Maestro sul regno, che essi non avevano mai compreso giustamente -perché presi dalla prospettiva di un regno terreno- vennero da loro comprese.

Ricordarono la parabola del granello di senapa, che tracciava un programma di fede e di speranza: “Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami” (Mt 13,31; Mc 4,30; Lc 13,18). Ricordarono la parabola del lievito e della farina, che tracciava un programma di stima delle realtà umane, chiamate ad essere assunte nel regno per mezzo del fermento evangelico: “Il regno dei cieli si può paragonare al lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti” (Mt 13,33; Lc 13,20).

Gli apostoli, così, ebbero continue luci.

Alcuni di essi, e alcuni a loro vicini, scrissero i Testi del Nuovo testamento. Le parole dei loro scritti furono ispirate da Dio e, come tali, furono inesauribili nelle loro luci anche per essi.

Per noi la formazione avviene per mezzo della Scrittura, della Tradizione della Chiesa e del Magistero; tutto ciò nello Spirito Santo, il quale ci guida alla verità tutta intera nel senso che ci guida ad approfondirla sempre più, e a viverla.

 
Preghiera a Maria  

Guidaci, Maria, ai consensi più alti alla volontà di Dio, senza dei quali non è possibile giungere alla santità e operare per la santità degli altri. Sii per noi maestra di virtù, conducici a quell’umiltà, a quel fervore che ci rende graditi a Dio.  

Recita del rosario