I vangeli non dicono nulla di Maria dopo la morte di
Gesù, durante gli avvenimenti che portarono i discepoli a credere nella
risurrezione; tuttavia danno un’informazione indiretta su di lei. Il fatto che
i discepoli fossero a porte chiuse nel cenacolo per paura dei giudei, dice che
Maria non vi poté essere: se ci fosse stata la Madre non avrebbe acconsentito a
quella paura, paura che corrispondeva a incredulità circa la risurrezione.
Maria era così a Gerusalemme, ma non nel cenacolo. I vangeli, tutti rivolti
dopo la morte di Gesù, ad annunciare la realtà della risurrezione e come questa
si fece strada nel cuore degli apostoli, eliminando incertezze e dubbi, non
impediscono di pensare che la prima a ricevere la gioia della risurrezione fu
Maria. Pensiero motivato dal fatto che Maria è colei che ricevette il Verbo nel
suo grembo dandogli carne, è colei che per prima lo vide, è colei che domandò
il primo miracolo alle nozze di Cana, è colei che salì sul Calvario, è colei
che ora è già in cielo in anima e corpo. Ben si può dire che colei che il terzo
giorno trovò Gesù al tempio che disputava tra i dottori, il terzo giorno dalla
morte -il mattino dopo il sabato- venne per prima visitata da lui.
Come pensare poi che
non fosse presente al momento dell’ascensione? Gli Atti degli Apostoli dicono
che i discepoli andarono, subito dopo l’ascensione, nel cenacolo; e dicono che
nel cenacolo c’era Maria. Il monte degli Ulivi, dove videro Gesù ascendere al
cielo, è distante da Gerusalemme circa 1 km.; così non è per nulla pensabile
che Maria non fosse presente al momento dell’ascensione. Del resto, come poteva
non essere presente Maria in quel momento?
Il libro degli Atti non parla della sua presenza, perché
è tutto focalizzato ad annunciare la discesa dello Spirito Santo.
Gli Atti, prima della discesa dello Spirito Santo, dicono
che il posto di Giuda Iscariota venne occupato da Mattia, in modo che si
ricompose il numero di 12 apostoli.
Detto questo subito
presentano la discesa dello Spirito Santo: “Mentre il giorno di Pentecoste
stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso posto” (At 2,1).
Il “tutti insieme” si riferisce agli apostoli: saranno essi a stupire la
folla. “Venne all’improvviso dal cielo un rombo,come di vento che si abbatte
gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come
di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro” (At 2,2).
L’arte cristiana ha presentato Maria al centro degli apostoli, come loro guida,
loro Madre, e ciò con sapienza teologica derivata dalla tradizione della
Chiesa. Si può ben dire che quel globo, come di fuoco rutilante (il testo
originale greco fa pensare proprio a un globo) apparve sul capo ella Vergine,
della Sposa dello spirito Santo, della Madre di Gesù, della Madre della Chiesa,
della Corredentrice, e poi si suddivise in quelle lingue che si posarono sul
capo dei dodici.
Maria non aveva
bisogno che lo Spirito Santo scendesse su di lei, già era piena di Spirito
Santo; tuttavia quell’incontro la portò in un’estasi interiore, di cui ogni
nostro pensiero è solo un fioco barlume: lo Spirito Santo era il dono meritato
per noi sulla croce da Gesù, era il dono che dopo millenni ritornava con dimora
piena e permanente nel cuore degli uomini, era il dono che Maria aveva avuto da
sempre per la sua immacolata concezione, era la potenza dell’Altissimo che
aveva steso su di lei la sua ombra, era il dono che, fuggito dal cuore
dell’uomo per colpa di una donna, abbracciava il cuore della nuova Eva, della nuova
Madre attorniata dai suoi figli.
“Essi furono tutti
pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito
dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei
osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo.Venuto quel fragore, la folla
si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria
lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: <Costoro che
parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare
la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti e abitanti della
Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della
Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene,
stranieri di Roma, Ebrei e proseliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare
nelle nostre lingue le grandi opere di Dio>” (At 2,4 ss).
Le lingue che si erano
moltiplicate nella confusione babelica, causata dalla pretenziosa torre che
voleva raggiungere il cielo, trovavano inimmaginabile substrato di unità: lo
Spirito. Resteranno i linguaggi, ma lo Spirito li unificherà in un solo volere,
in un solo sentire.
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