18° GIORNO
RESO PERFETTO

 

I giudei, sulla cima del Calvario, avevano gridato ironici: “Ha confidato in Dio, lo liberi ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: sono Figlio di Dio” (Mt 27,40).

Quell’ironia feroce si perse infatti nell’aria nera che avvolse Gerusalemme e nel sussulto e ondulazione della terra, e fu annientata nel mattino della risurrezione: il servo Gesù risorse glorioso. Colui che “umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” venne esaltato da Dio ed ebbe un nome “che è al di sopra di ogni altro nome” (Fil 2,8 ss).

Gesù risorge all’alba del giorno dopo il sabato (il primo giorno della settimana). Nel momento in cui la pietra che chiudeva il sepolcro rotolava via di fronte alla risurrezione, un nuovo terremoto si fece sentire a Gerusalemme (Cf. Mt 28,2).

Il Risorto, come si vede dai vangeli, apparve prima alla Maddalena. Alcune donne che erano andate al sepolcro intesero la risurrezione dai due angeli, poi apparve ai discepoli di Emmaus, infine agli apostoli nel cenacolo. Dopo ciò, il Risorto apparve ancora più volte, e si ha notizia (1Cor 15,6) che apparve una volta a 500 persone riunite insieme. I discepoli, prima che Gesù ascendesse al cielo, gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,6).

Già per l’addietro, quando Gesù parlò della fine del mondo, poco tempo innanzi la sua passione, i discepoli stavano per domandare una data, nientemeno che la data della fine del mondo, ma Gesù li precedette dicendo: “Quanto a quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mt 24,36).

Gesù non ignorava affatto la data della fine del mondo; solo non la volle dire, perché non ci sarebbe stata utile; ci diede solo degli elementi profetici.

Ho detto che non ci sarebbe stata utile, ma è molto più preciso dire che ci sarebbe stata dannosa, perché ci avrebbe psicologicamente paralizzati. A noi basta sapere che ci sarà la fine del mondo e ci basta avere gli squarci profetici dati da Gesù.

Pure in riferimento alla nostra vita, Gesù non ci dice il giorno e l’ora della morte. Ci dice solo: “Vegliate dunque perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25,13); “Vegliate dunque perché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino” (Mc. 13,35); “Il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate” (Lc 12,40). Se sapessimo il giorno e l’ora della nostra morte, saremmo tentati, nella nostra vita personale, di essere di Dio solo all’approssimarsi di quell’ora, e così non cresceremmo nel Signore; rimarremmo poi traumatizzati psicologicamente e tentati di estraniarci dalla vita. Si legge che alcuni santi seppero la data della loro morte; è vero, ma non con precisione e per nulla in deroga alle parole del Signore che parlano di giorno e di ora. Seppero infatti che rimaneva loro un anno o due; altre volte semplicemente sentirono di essere vicini alla morte. Nessuno, però, conobbe il giorno e l’ora. Non sapendo né giorno né ora, non rimasero bloccati; sapendo che restava loro poco tempo, si infervorarono di più.

Il Vangelo di Giovanni ci dice che non vi è stonatura nel fatto che Gesù, pur sapendo la data della fine del mondo, nello stesso tempo disse di non saperla. Gesù disse: “Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare” (Gv 12,49).

Gesù ci dice che egli aveva un colloquio ineffabile col Padre, un colloquio unico e irripetibile, perché fatto nella sfera di due realtà, che sono misteri per noi: quella dell’unione del Verbo con una natura umana e quella dell’unione del Verbo col Padre nell’unità trinitaria.

Inutile sondare: siamo qui di fronte al mistero.

In quel colloquio, il Padre “ordinava” che cosa il Figlio doveva dire. Lo ordinava per amore dell’uomo, e Gesù obbediva annunziando la parola che è spirito e vita.

La sola realtà che in Gesù attendeva la perfezione, era la sua carne. Quella sua carne, presa da Maria, la sottomise all’obbedienza della morte di croce, così quella carne sacrificata divenne la carne della redenzione, e in tal modo divenne perfetta e fu glorificata nella risurrezione.

Nella lettera agli Ebrei, si legge: “Ed era ben giusto che colui, per il quale e dal quale sono tutte le cose, volendo portare molti alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza” (Eb 2,10). E ancora: “Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5,8).

E’ stata la volontà di oblazione di Cristo che ci ha liberati dai peccati.

Che cos’è il peccato?

Il peccato è allontanamento dal proprio fine eterno, è trasgressione della legge divina, è prevaricazione della norma della rettitudine, è iniquità, è disprezzo della legge divina, è orribile prostituzione al male, è terribile infedeltà a Dio, è opposizione alla verità, è suprema ingiustizia verso Dio, è menzogna e tenebra, è peso sulla coscienza, è schiavitù, morte e dolore, è perdita di pace, è orribile illusione, è odio.

 
Preghiera a Maria  

Vergine Maria, guidaci sempre più a Gesù, aiutaci ad essere sempre più conformi a lui. Sii presente, soccorritrice nostra, là dove gli uomini sono colpiti repentinamente dalla morte, perché si aprano a Dio. Là, dove aerei precipitano, dove auto si scontrano, dove bombe distruggono, dove uomini si uccidono, sii presente a dare apertura a Dio.  

Recita del rosario