Il vangelo di Matteo dice che,
immediatamente dopo la morte di Gesù, “la terra si scosse, le rocce si
spezzarono” (Mt. 27,51).Quasi tutti, in quel giorno a Gerusalemme, avevano
provato l’ebbrezza satanica di chi, ingiusto, viene approvato da ingiusti. Tutti
-ben pochi a Gerusalemme in quel giorno avevano amore a Dio e fede nella
divinità di Cristo- avevano creduto di averlo vinto, quando camminava curvo
sotto il peso della croce e avevano riversato su di lui risate convulse, insulti
torturanti. Gerusalemme sapeva che egli aveva detto di essere il Figlio di Dio:
lo aveva detto con le parole, con i più singolari prodigi, con il suo
comportamento di filiale incontro con il Padre; lo aveva detto presentando la
Scrittura che di lui parlava.
Venne condannato per questa sua
affermazione, che colpiva incredulità e superbia e chiedeva, a chi a lui si
apriva, che le sue parole fossero messe in pratica: “Perché mi chiamate:
Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?” (Lc. 6,46).
Nel vangelo di Giovanni viene
detto: “Gesù rispose loro: <Il Padre mio opera sempre e anch’io opero>”.
Proprio per questo i giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non
soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre facendosi uguale a Dio”
(Gv. 5,17).
Per la sua chiarissima
dichiarazione di essere il Figlio di Dio, il capo del sinedrio aveva inscenato
la baraonda di stracciarsi le vesti: “Allora il sommo sacerdote disse:
<Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il
Figlio di Dio>. <Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi, io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio, e venire
sulle nubi del cielo> (Cf. Ps 109; Dn 7,13). Allora il sommo sacerdote si stracciò le
vesti dicendo: <Ha bestemmiato!>” (Mt 26,63). I giudei, come dice il
vangelo di Matteo, sulla cima del Golgota gridavano: “Ha confidato in Dio;
lo liberi ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: sono Figlio di Dio!”
(Mt 27,40). Certo, erano ciechi; ma ciechi che si erano lasciati accecare da
Satana: per quella loro orribile cecità, chiesero che venisse liberato Barabba
e fosse crocefisso Gesù.
Credevano nella loro cecità
assurda di avere “sorpassato” Gesù. Ma una nuvolaglia cupa e spessa
diffuse ovunque il buio più assoluto e un terremoto violento scosse in quel
buio Gerusalemme, in una prima apocalisse.
Quel terremoto e
quell’improvviso buio in pieno giorno dicevano ai fuggitivi che Dio è Dio e
l’uomo è solo una creatura. Su quella cima che era stata satura di odio, si era
compiuta però una parola decisiva: la parola della nuova ed eterna alleanza.
Su quella cima, colui che in
tutto aveva aderito al genere umano diventando figlio di Adamo pur essendo in
tutto Figlio di Dio, Dio lui stesso, aveva offerto se stesso in espiazione dei
peccati di tutte le genti ed era diventato l’Adamo datore di vita, non di morte
come quello antico.
Su quella cima, l’umanità aveva
avuto una nuova Eva: quella che era salita sul Golgota per condividere
l’obbedienza del nuovo Adamo; “Donna” si era sentita chiamare da Gesù,
come già si era sentita chiamare alle nozze di Cana.
Quella parola “donna”,
che aveva segnato il sacrificio dell’intimità domestica di Nàzaret, segnava di
nuovo un invito: quello di dire sì al sacrificio di vedere finire ogni rapporto
con la vita fisica del Figlio, e ad accogliere nel cuore tutto il genere umano.
Benedetto XV così si esprime: “Maria
con il suo Figlio soffre e muore, soffre e quasi muore anche essa, abdica ai
suoi diritti materni sul Figlio per la salvezza degli uomini, e, per quanto
dipende da lei, immola il Figlio suo per placare la divina giustizia” (Acta
Apost. Sedis 1918 p.182).
La certezza della tradizione
della Chiesa dice che le parole che Gesù rivolse a Maria: “Donna, ecco il
tuo figlio” si riferiscono non solo a Giovanni ma a tutto il genere umano.
Leone XIII, nell’enciclica “Adiutricem populi”, così afferma: “In Giovanni
pertanto, come ha sempre pensato la Chiesa, Cristo designò ogni persona del
genere umano”. Lo stesso viene detto nella lettera apostolica “Inter
sodalicia” di Benedetto XV e nella lettera apostolica “Esplorata res”
di Pio XI.
Le parole di Gesù vanno così
ben oltre la nota che segnala l’ospitalità di Maria presso Giovanni: “E da
quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,27).
La particolare densità del
momento in cui furono pronunciate, la densità del termine “donna”, che
rimandava alla “donna” dell’oracolo della Genesi, ci fanno dire che in esse vi è la
proclamazione della “maternità universale” di Maria.
Del resto, da qualsiasi punto
parta la riflessione su Maria, non si può fare a meno di avvertirla coma Madre
nostra.
Molti scrittori, fin dai
primissimi tempi, partendo da Cristo, nuovo Adamo, videro Maria quale nuova Eva
e, quindi, nuova Madre del genere umano.
Molti partirono dalla dottrina
di S. Paolo sul corpo mistico e conclusero necessariamente che, se Maria è la
Madre del Capo (Cristo), deve esserlo anche delle membra (Chiesa). Paolo VI
citò questa strada quando, al termine del Concilio Vaticano II, proclamò il
titolo di Maria “Madre della Chiesa”.
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