15° GIORNO
NON E’ ANCORA GIUNTA LA MIA ORA

 

E’ il vangelo di Giovanni che ci presenta le nozze di Cana, dove c’era la Madre di Gesù. L’episodio delle nozze di Cana contiene la realtà dell’unione di Maria con Cristo nell’opera della salvezza.

Cana di Galilea era un villaggio che distava una quindicina di km. da Nàzaret. Là Maria era stata invitata ad una festività nuziale, certamente per via di parentela.

In quella festa Maria, aveva presente, più che mai, le parole del Figlio al momento del ritrovamento nel tempio: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 3,49).

Le erano presenti, più che mai, perché già vedeva formarsi attorno al Figlio un primo gruppo di discepoli, e già lo aveva visto lontano da lei per molto tempo quando andò al Giordano e poi nel deserto. Maria sentiva che doveva essere lei a dire addio all’intimità della vita di Nàzaret.

I miracoli Dio non li fa mai senza ragione, per pura dimostrazione; ma li compie in connessione ad un concreto bene per l’uomo. La realtà concreta delle nozze di Cana era che mancava ormai il vino e perciò c’era la minaccia di una cattiva figura degli sposi: essi avrebbero ricevuto il rimprovero di non aver pensato a tutti gli imprevisti o, peggio, di essere stati avari. Se si pensa che l’insieme del banchetto era detto -con termine molto popolare- “la bevuta”, si vede come la figura degli posi sarebbe stata pessima. Maria, pratica e attenta alle cose, vide subito che stava per mancare il vino e a quale cattiva figura erano esposti gli sposi; così, rivolgendosi a Gesù, disse: “Non hanno più vino” (Gv 2,3). Il palpito che c’era nel cuore di Maria era però più profondo che per la cattiva figura degli sposi: era per dare il suo sì alla vita pubblica del Figlio. Un miracolo, infatti, lo avrebbe manifestato dinanzi a tutti. Gesù rispose a Maria, responsabilizzandola pienamente con queste parole: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2,4). In altre parole, Gesù le diceva: “Madre, tu vuoi che io compia un miracolo; ma questo mi manifesterà, e tra me e te dovrà cessare la tranquilla intimità di Nàzaret. Le tue parole fanno cessare la sottomissione che ho avuto a te a Nàzaret e inaugurano pienamente quella indipendenza che io dimostrai quando andai al tempio. Tu “donna” sarai mia collaboratrice nella fede, ma devi comprendere fino in fondo che quanto mi chiedi affretta la mia ora, cha sarà anche la tua”.

Maria, corrispondendo con tutta se stessa, e con gioia, disse: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5).

Il vangelo riporta la frizzante e smaliziata lode del capo della mensa -l’architriclino- che, chissà come se la sarebbe presa con gli sposi, se fosse mancato il vino. “Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: <Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono>” (Gv 2,9). Da quel momento, Gesù incominciò il suo itinerario di vita pubblica.

Maria rimase lontana da Gesù? Rimase ferma a Nàzaret? I vangeli di Matteo, Marco e Luca ci dicono di no. “Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: <Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti>. Ed egli, rispondendo a chi lo informava disse: <Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?>. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: <Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre>” (Mt 12,46; Mc 3,31; Lc 8,19). Queste parole Gesù le disse in una località poco distate da Gerusalemme. Viene da pensare se le parole che Gesù disse in quell’occasione oscurano la Madre. A prima vista, infatti, sembrerebbe ferire gli intimi legami intercorrenti tra lui e lei, ma ad una attenta riflessione, si rivelarono come la loro difesa. Quelle parole difendevano la sua identità divina e affermavano che la Madre era diventata tale perché aveva accolto la volontà di Dio. Quell’interlocutore tentava di abbassare la sua persona, che si manifestava con tutta chiarezza divina, al solo livello umano. A Nàzaret i suoi compaesani arriveranno all’estremo nel misconoscere la sua persona: “Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria?(Mt. 13,55; Mc. 6,13; Lc. 4,22).

Gli uomini ciechi, nella loro volontà di seguire il male, non credevano; ma coloro che con umiltà cercavano il vero e aspettavano il Messia non mancavano di credere alla sua divinità. Gli stessi testi sacri del Vecchio Testamento, seppure velatamente, la presentavano. Un giorno Gesù presentò ad alcuni farisei le parole iniziali del salmo 109:

  Ha detto il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io non abbia posto i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi” (Mt 22,24).
 

Gesù disse che, se Davide chiamava Signore il Messia, doveva avere un carattere superiore a lui. In tal modo, Gesù presentava la sua persona divina a quel gruppo chiuso a lui.

Vari erano i testi del Vecchio Testamento che suggerivano -anche se non la proclamavano- la divinità di Cristo e che potevano rendere certi tutti, di fronte al fatto che Gesù si presentava figlio di Dio e Giovanni il Battista lo presentava tale. Giovanni dirà: “Io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio” (Gv 1,34). Così il profeta Isaia (Is 7,14) aveva parlato di Emmanuele, che significa “Dio o noi”. Ancora Isaia aveva detto: “Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (Is 9,5). Il profeta Michea aveva detto di lui: “Le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti” (Mi. 5,1). Il profeta Geremia aveva detto: “Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele starà sicuro nella sua dimora; questo sarà il nome con cui lo chiameranno: Signore-nostra-giustizia” (Ger 23,6).

 
Preghiera a Maria  

Vergine Maria, mediatrice potente presso l’unico Mediatore, a te presentiamo i nostri bisogni, sicuri di non essere delusi. Tu, che alle nozze di Cana hai dimostrato sensibilità per la cattiva figura alla quale erano esposti i due sposi, vigila sui nostri apporti con gli altri. Molte volte siamo carenti; a volte creiamo involontariamente delle tensioni, tu Maria, risolvi tutto: la povera acqua che noi diamo fà che si trasformi in vino.  

Recita del rosario