14° GIORNO
LO SPIRITO DEL SIGNORE E’ SOPRA DI ME

 

Gesù, scendendo nelle acque del Giordano per ricevere da Giovanni Battista il battesimo, compì una giustizia, come si legge nel vangelo di Matteo: ”Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? Ma Gesù gli rispose: <Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia>” (Mt 3,13). Il battesimo di Giovanni - si sa - non conferiva la grazia, ma era solo un segno di conversione, un potente richiamo a porsi nell’obbedienza a Dio. Gesù non aveva assolutamente bisogno di conversione: volle il battesimo di Giovanni per porsi dinanzi al Padre in un totale spirito di obbedienza, nella prospettiva della sua futura immolazione. Giovanni lo vedrà in questa luce quando dirà: “Ecco l’agnello di Dio” (Gv 1,36).

Compiere la giustizia è fare la volontà di Dio: Gesù così, scendendo nelle acque del Giordano, fa la volontà del Padre che aveva stabilito le modalità della manifestazione pubblica del Figlio. La giustizia compiuta da Gesù diede ad Israele gli elementi di riconoscimento dell’identità della sua persona: “Quando tutto il popolo fu battezzato, e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Lc 3,21).

Gesù sempre ha compiuto “ogni giustizia: è per compiere “ogni giustizia” che rimase “sottomesso” a Giuseppe e a Maria, dando, per questa sottomissione, infinita gloria a Dio.

Il vangelo di Luca ci dice: “Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,51). Queste parole ci dicono che egli non uscì dalle regole della sua età, come fece quando andò al tempio e stupì i più alti dottori. Gesù, pur avendo ogni scienza, voleva lo stesso acquisire da Maria e da Giuseppe, e, per questo, “cresceva” in sapienza e cresceva in grazia davanti a Dio. Cresceva in grazia, non perché egli non avesse già la più assoluta pienezza della grazia nella sua anima, che anzi aveva pure quella luce di gloria per la quale si accede in cielo alla visione dell’essenza divina; ma cresceva in grazia davanti a Dio nel senso che, con la sua sottomissione  a Giuseppe e a Maria, dava gloria senza misura a Dio, e questi in lui si compiaceva. In Gesù, solo il corpo aveva bisogno di raggiungere la perfezione della gloria, e questa la ebbe nella risurrezione. Su Gesù, al Giordano, scese lo Spirito Santo in “apparenza corporea, come di colomba”, a manifestazione della sua identità, non a crescita della sua grazia, a consacrazione regale: consacrazione regale che lo pose, lui che era re per natura, re per investitura; seguirà la conquista che si compierà nel sangue della croce. In Israele l’investitura regale avveniva per mezzo di un’unzione. Qui l’unzione avvenne nella letizia delle parole: “In te mi sono compiaciuto” e nel segno della colomba che manifestò a Israele che su di lui era lo Spirito del Signore.

Subito dopo la tentazione del deserto, che avvenne immediatamente dopo il battesimo, il vangelo di Luca pone la dichiarazione che Gesù fece nella sinagoga di Nàzaret, dove - citando la profezia di Is 61,1-2 - si dichiarò il Messia: “Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato a portare ai poveri
il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l'anno di grazia del Signore
›.

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti  erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: ‹Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato›” (Lc 4,16 ss.).

Ma il Messia, il “Servo di Jahwè”, non era solo per i confini di Israele, e ciò proprio per il suo essere servo.

Nel libro del profeta Isaia, era scritta questa decisione di Dio: “E’ troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra” (Is 49,6).

Un giorno una donna straniera - una Cananea - si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio” (Mt 15,21). Gesù le rispose di non essere stato mandato che alle pecore perdute della casa di Davide. La Cananea ebbe fede ed ottenne il beneficio. In tutto l’episodio della Cananea, c’è una realtà profonda che si trova sviluppata nella lettera di S. Paolo ai Galati: “Perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani” (Gal 3,14), e ancora: “I figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede” (Gal 3,7). La Cananea ebbe fede, ma l’autore della fede le stava dinanzi. Era lui che, nell’ineffabile unione con il Padre, nell’obbedienza al Padre, nella volontà di compiere la suprema obbedienza nella morte di croce, la chiamava a sé, perché questa era la volontà del Padre: “E’ troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele” (Is 49,6).

Sulla cima del Calvario, egli, confitto in croce, attirò a sé tutti gli uomini: per quella morte divenne luce delle nazioni e salvezza sino ai confini della terra.

 
Preghiera a Maria  

Vergine Maria, Madre nostra, noi vogliamo essere sottomessi a te secondo l’esempio che ci ha dato Gesù. Vogliamo imparare da te, dalle tue virtù. Tu, Madre premurosissima, aiutaci a compiere sempre la volontà di Dio, così da compiere come Gesù ogni giustizia, ed essere “segno” per coloro che lo cercano.  

Recita del rosario